IL GIORNO DEL RICORDO O DELLA STORIA RISVEGLIATA

La mattina del 10 febbraio è tornato a raccontarci la sua storia di esule istriano il sig. Aligi Soldati.

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Nell’ambito delle iniziative che la Prefettura di Lucca ha programmato insieme alla Consulta Provinciale Studentesca, nell’Aula Magna del Liceo Classico “N. Machiavelli”, accolto dalla Dirigente scolastica, prof.ssa Emiliana Pucci, è tornato a raccontarci la sua storia il sig. Aligi Soldati, esule istriano, portandoci la sua testimonianza di bambino costretto a lasciare la propria casa, la propria terra, tutto un mondo di relazioni, di affetti, di consuetudini stravolte e distrutte dalla crudeltà della guerra. Con lui, a commemorare le vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle atroci vicende del confine orientale, una rappresentanza di quelle forze armate che allora giocarono un ruolo cruciale al fianco della popolazione esiliata e contribuirono a portare alla luce l’orrore delle foibe. In particolare l’ingegner Caterina Mochi dei Vigili del Fuoco ha reso testimonianza delle operazioni di recupero dalle foibe degli italiani trucidati dai partigiani titini illustrando l’operato del sottufficiale dei Vigili del fuoco Arnaldo Harzarich che quelle operazioni si trovò a coordinare. I volti di alcuni di quegli uomini e di quelle donne che ebbero a patire allora le torture, l’esilio o la morte sono poi tornati a vivere nel video Memorie senza confine presentato da una rappresentanza degli studenti dell’ISI Pertini che hanno preso parte all’omonimo progetto.

Davanti alle autorità intervenute, che hanno portato il loro saluto, e agli studenti delle classi quinte del Liceo Classico si è così sdipanato il filo del ricordo, anzi dei molti ricordi di chi quelle vicende le ha dovute subire su di sé o ne ha raccolta la preziosa memoria. Ha concluso la mattinata il Prefetto Giusi Scaduto che, rivolgendosi agli studenti, ha ricordato loro come “le sfide che ogni epoca riserva all’umanità possono essere meglio affrontate grazie agli strumenti di resilienza e
discernimento che acquisiamo attraverso le sofferenze di chi ci ha preceduto e ai quali va la nostra commossa gratitudine”.

Sono stati questi, infatti, i sentimenti che hanno pervaso tutti i presenti: commozione e gratitudine. Dapprima la commozione, suscitata dalla testimonianza vissuta del sig. Soldati, dalla sua voce, anch’essa commossa, ma allo stesso tempo forte, chiara, lucida, e capace di evocare, attraverso la narrazione viva di quegli eventi, un passato che per troppo tempo è stato negato e colpevolmente obliato. Un racconto, il suo, di chi è stato testimone dell’orrore con gli occhi terrorizzati di bambino, di chi ha conosciuto, per aver vissuto sulla propria pelle, per aver visto sul corpo dei propri cari martoriato dalle torture e negli occhi di chi è stato annientato nell’anima, l’insensata crudeltà delle foibe, degli stupri, delle razzie, della pulizia etnica. Un racconto lucido, documentato, che dà conto dei numeri, che sono persone, e dei luoghi, i campi profughi e le città in cui furono smistati gli esuli, che sono lo spazio di vite che devono ricominciare a ricostruire se stesse.
Ed infine gratitudine per averci ricordato l’insensatezza della guerra, la crudeltà cieca di cui si macchiano tutti coloro che vi prendono parte, nessuno escluso; per averci fatto rivivere attraverso le parole episodi a lungo dimenticati o negati, come i terribili bombardamenti di Zara e Pola, i massacri nelle foibe di tutti coloro che si opponevano al regime di Tito o erano colpevoli di essere semplicemente italiani.

Grazie per averci ricordato di non dimenticare.

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